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Perché questo blog.

Più di qualcuno mi ha consigliato di utilizzare lo strumento espressivo del blog per esternare le mie idee, pubblicare i miei pensieri, esprimere quel che sento. Ci provo, seppur conscio della mia innata incostanza; che sicuramente verrà contrappuntata su queste pagine dalla presenza più di pause che di produzioni .

In realtà sono qui perché ormai fobico delle strade affollate. Nel senso che intendo provare a percorrerne una meno battuta rispetto alle adunate caciarone e autoreferenziali in cui, ormai, si sono trasformati i comuni Social presenti nella rete.

Snobismo intellettuale ? Forse. Anzi, sicuramente.  Ma non solo.

Alle prossime esternazioni. Incostanza permettendo.

 

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E’ “LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE” il miglior racconto inedito del XXV Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto”.

“Nel corso una visita guidata al Campo di Prigionia nazista di Terezin (nella Repubblica Ceca) un turista incontra Gregor, ragazzino praghese. Da quel momento la sua percezione della Shoah verrà radicalmente modificata, assumendo toni di più intensa partecipazione alle vicende che si verificarono in quella cittadina. Sinché…”

È la trama del mio racconto teatrale “LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE” che domenica 9 giugno avrà l’onore di ricevere il XXV Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto” per la sezione riservata alla narrativa Inedita.

Per chi voglia conoscere cosa accade dopo quel “Sinché…” basta cliccare sul link

LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE – testo –

Buona lettura.

“LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE” giudicato miglior racconto inedito del XXV Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto”

Il mio testo, destinato alla rappresentazione teatrale, “LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE” ha vinto il XXV Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto”

nella sezione riservata alla narrativa Inedita.

In esso si narra la storia di Gregor, piccolo violinista di Praga internato nel campo di prigionia di Terezin, nella attuale Repubblica Ceca. La cui vicenda viene raccontata attraverso il filtro di un coinvolgente vissuto fantastico condotto in prima persona; che inevitabilmente costringe Lettore e Spettatore ad una coinvolgente immedesimazione nelle sofferenze indotte dalle atrocità di quanto accadde.

È possibile leggerlo nella sua versione integrale (*) “cliccando” sul seguente link:

LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE – testo –

 (*) depositato SIAE  (Società Italiana Autori ed Editori)  in data 4 maggio 2018

KYBARION è in arrivo…

Un uomo, una donna misteriosa e un gatto. Tutti e tre in giro per Bari vecchia, in un pomeriggio di inizio estate.

Ed un magico fascio di luce.

E poi, anche un anziano rabbino, un tabernacolo d’argento, una messa copto-alessandrina, una affascinante dama tuareg, un emiro arrogante, un artigiano lungimirante, un antico bassorilievo, un puttino armato, leoni di pietra, sfingi, una fontana mutilata, una gogna marmorea, un antico documento autografo e tanto, tantissimo ancora…

KYBARION, il mio ultimo romanzo, è in arrivo. Non ci vorrà molto; giusto il tempo di perfezionare qualche passaggio.

Un po’ di pazienza. Ci siamo quasi.

A presto.

Non basta solo ricordare.

Oggi è il 26 gennaio.

E’ il Giorno in cui si tiene desta la Memoria di qualcosa che ha segnato come spartiacque non solo il XX secolo, ma la Storia della Umanità nella sua interezza. Un po’ come quando si dice “avanti Cristo” e “dopo Cristo”, “prima del Profeta” e “dopo il Profeta”.

“Prima” e “dopo” la Shoah, dunque.

Oggi a tale proposito verranno spese parole, tante parole. La maggioranza delle quali sarà inutile o faziosa. Film, documentari, dichiarazioni, cerimonie, rappresentazioni, conferenze.

E’ il destino delle rievocazioni quello di snaturare il proprio significato man mano che lo scorrere del Tempo lo allontana dalla memoria collettiva. Il più delle volte (e questa odierna non fa eccezione) mediante manifestazioni che più spesso si traducono in celebrazioni paludate di retorica, che alla fine distolgono dalla riflessione e da una meditata partecipazione. Di cui poi non resta nulla, né nel cuore e nemmeno nella mente. Sino all’anno successivo, quando la giostrina mediatica viene riavviata per un giorno.

Invece, in questa come in analoghe circostanze (il mese prossimo ricorrerà l’eccidio delle Foibe, da non dimenticare) dobbiamo sforzarci di rammentare, ma anche riflettere, soppesare, considerare, meditare. Pensare. Comprendere. E lasciare memoria perenne.

Io ci ho provato, esprimendomi nella maniera che mi riesce meglio. O che mi riesce meno peggio: scrivere.

Quindi ho narrato, descritto, raccontato. Ci ho provato.

L’ho fatto rappresentando la vicenda di un bambino (il piccolo Gregor) e di un suo attonito interlocutore.

L’ho fatto realizzando un testo teatrale dal titolo “Loro, il piccolo Gregor e la Terza Posizione” (*) ambientato nel Campo di prigionia di Terezin, a nord di Praga. Quello più atrocemente noto come il “Lager dei Bambini”.

L’allestimento più recente del testo è in versione reading o monologo. Ed è destinato ad essere visto dai più giovani. Soprattutto dai più giovani. Magari nelle Scuole, dove potrebbe costituire spunto per riflessioni e ricerche storiche. Il lavoro è già depositato e disponibile.

Con orgoglio devo ammettere che è piaciuto ed ha commosso numerosi professionisti del settore: musicisti, attori, drammaturghi, registi.

Io, il Piccolo Gregor ed il suo coprotagonista restiamo qui, disponibili a trasferire le nostre emozioni, il nostro stupore, il nostro dolore, il nostro scoramento a chiunque voglia conoscere, apprendere, condividere quanto accadde. E che abbiamo raccontato. Ci abbiamo provato.

A chiunque voglia avere realmente Memoria. Non solo in data odierna.


Per leggere il monologo completo cliccare sul seguente link (*):  LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE – testo –

(*) depositato SIAE in data 4 maggio 2018

IN ATTESA DI RICORDARE

È gennaio, dunque. Tra pochi giorni tornerà ad essere officiato il ferale rito della Memoria delle vittime dell’Olocausto nazista.

Del che in queste righe, su questo blog, non si troveranno né analisi storiche né giudizi politici. Quelli è meglio affidarli agli esperti del settore. Chi (come me) preferisce narrare, descrivere, raccontare al massimo può ambire ad essere considerato un praticante di Emozioni.

Ed io questo ho fatto. Ho narrato, descritto, raccontato qualcosa a proposito dell’Olocausto. L’ho fatto rappresentando la vicenda di un bambino (il piccolo Gregor) e di un suo attonito interlocutore.

L’ho fatto realizzando un testo teatrale dal titolo “Loro, il piccolo Gregor e la Terza Posizione” (*) ambientato nel Campo di prigionia di Terezin, a nord di Praga. Quello più atrocemente noto come il “Lager dei Bambini”.

L’allestimento più recente del testo è in versione reading o monologo. Ed è destinato ad essere visto dai più giovani. Soprattutto dai più giovani. Magari nelle Scuole, dove potrebbe costituire spunto per riflessioni e ricerche storiche. Il lavoro è già depositato e disponibile.

Con orgoglio devo ammettere che è piaciuto ed ha commosso numerosi professionisti del settore: musicisti, attori, drammaturghi, registi.

Io, il Piccolo Gregor ed il suo coprotagonista restiamo qui, disponibili a trasferire le nostre emozioni, il nostro stupore, il nostro dolore, il nostro scoramento a chiunque voglia conoscere, apprendere, condividere quanto accadde. E che abbiamo raccontato.

A chiunque voglia avere realmente Memoria.

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(*)  siae depositato in data 4 maggio 2018

Quel dialogo interiore che chiamano Preghiera.

Da sempre il tema della Preghiera costituisce un impegno intellettuale e cognitivo per ciascun essere umano. A qualunque estrazione sociale, impostazione ideologica e credo religioso appartenga.

La possibilità di poter interloquire con il Divino ha sempre orientato l’Uomo ad escogitare metodi e sistemi che ne riducessero “fisicamente” la distanza con Esso. Così che giungesse a destinazione con adeguata forza e substantia.

Esigenza che ha, purtroppo, favorito la comparsa di quella progenie di “mediatori” (i sacerdoti di ogni religione e gli officianti di ogni rito) che ne hanno proditoriamente snaturato la necessità intrinseca ed intima.

Personalmente credo che la Preghiera sia cosa propria, personale, privata. E che vada effettuata non guardando verso il cielo, dove altro non sono che nuvole e venti; bensì verso il proprio interno, ove Anima e Spirito fervono alimentando la nostra Vita. Senza intermediazioni, senza tramiti.

Avevo affrontato l’argomento della Preghiera in un mio testo teatrale. Eccone lo stralcio.

 

Brano tratto dal Racconto Teatrale

“LORO, IL PICCOLO GREGOR E LA TERZA POSIZIONE”  (*)

di Cosimo Lerario (2018).

…………..

  “Lei non è credente, signore?”.

Replicai con un po’ di impaccio: “Effettivamente non molto, ragazzo mio”.

“Ah, ho capito…” Rimase un po’ assorto a rimuginare chissà cosa, quindi disse “Mi scusi, signore. Posso farle una domanda?”.

“Certamente… falla pure”.

 “Lei, di sera, prima di dormire, prega?”.

“Assolutamente no. Non succede mai”.

“Ma proprio… mai mai?”.

“Mai!”

“Ho capito.” e tornò a rimuginare in silenzio, guardando nel vuoto e inseguendo chissà quali pensieri.

Quel suo atteggiamento diventò per me addirittura imbarazzante, al punto che mi sentii in dovere di abbozzare una mezza giustificazione. “In realtà, caro Gregor, se mai volessi farlo (e bada bene che non ti sto dicendo che lo vorrei) non saprei nemmeno come fare… da dove iniziare… Non conosco nessuna preghiera”.

Sgranò gli occhi, come se fosse stato rinfrancato dalla mia risposta.

“Ah, se è solo per quello… non c’è problema. Faccia come faccio io”.

“Dimmi”.

“Quando arriva il momento in cui intende pregare, lei chiuda gli occhi e si metta a pensare… deve pensare a tutto quanto sia bello per lei… Paesaggi, fiori, montagne… Ma anche persone: parenti, amici, donne… Pensi a tutto quello che lei vuole, purché sia qualcosa che lei ritenga bello.”

“E perché fare questo… che senso ha…”

“Perché la Bellezza è sacra. Se lei pensa alla Bellezza, in quel momento sta pensando a chi l’ha creata. Sta pensando a Lui. E se pensa a Lui, automaticamente sta pregando… non crede?”

Non riuscì a evitare di manifestare al ragazzo il mio scetticismo. “Potresti anche aver ragione, Gregor. Ma, sai, non sempre si arriva a sera con la voglia e la possibilità di pensare alle cose belle… Quando si è stanchi è più facile ricordare quel che è successo di brutto durante il giorno. E non il contrario. Quindi non si riesce a pregare nella maniera che tu suggerisci.”

“Allora, in quel caso, quando è molto stanco o scoraggiato o addolorato e non le viene di pensare a nulla di bello… sa che deve fare? Chiuda gli occhi e ripeta, una per una le lettere dell’alfabeto… Dentro di sé… Sottovoce. A, B, C, D, e tutte le altre. Sino alla ZETA.”

“E a che serve… Che senso ha…”.

“Serve… serve… Lei ci mette le lettere. E poi sarà Lui a metterle in ordine e a tirarne fuori qualcosa. Con le lettere si fanno le parole, no? Lui le prenderà, le metterà assieme e le trasformerà in Poesia”.

 “Beh. Detto così sembra tutto semplice… non credi?”

“Ed è così infatti. È proprio semplice. Ci pensi bene. Guardi questo spartito. Vede? Queste sono le note. Vede come sono fatte? Sono solo dei pallini con le stanghette scarabocchiati su questo pezzo di carta. Sono solo delle macchioline di inchiostro messe una in fila all’altra. Poi arriva qualcuno che le mette insieme. Io, ad esempio. Arrivo con il mio violino e le leggo. E allora quelle macchie di inchiostro diventano Musica. Diventano Arte. Diventano Poesia. Diventano Bellezza.

È come una Magia. Anche per Lui funziona così.

Lo so. Così fa Lui con i nostri pensieri. Li prende tutti, li mette insieme e li trasforma”.

Quindi, ridendo di gusto aggiunse “Visto come è semplice? Ed è pure conveniente, non costa nessuna fatica: fa tutto Lui. A noi tocca solo portare le note. Lui compone la musica. E la suona pure”.

……….

(fine dello stralcio)

(*) siae depositato in data 4 maggio 2018

La Visita della Madre.

Il racconto di un incontro magico, surreale, intimo con una grande protagonista della Storia di Bari. Anzi con chi fece grande Bari: Isabella d’Aragona.

Poteva accadere solo a me.

Poteva accadere solo nella Basilica di San Nicola. Poteva accadere solo a Bari.

Per leggerlo cliccare sul seguente link   La Visita della Madre [2018]

Il racconto è contenuto nella pubblicazione CI SONO IN ITALIA DONNE CHE… prodotto da ANCRI (Associazione Nazionale Insigniti Ordine Medito Repubblica Italiana).